In inglese antico e slang, “doxy” significa più o meno “amante”, “donna di facili costumi”, “sgualdrina”. Quindi sì, c’è sicuramente una sfumatura ironica, maliziosa, un po’ da linguaggio da jazzman anni ’50.
Però Rollins stesso, in alcune interviste e testimonianze riportate da studiosi jazz, ha detto che il termine aveva anche un secondo livello: un riferimento a “doxa”, parola greca che significa “opinione”, “dottrina”, o anche “gloria” in ambito religioso. Alcuni interpreti parlano infatti di una tensione tra “sacro e profano”.
Quindi il titolo non è semplicemente una presa in giro o una parodia. È più probabilmente:
- un doppio senso;
- una parola sonora e swingante;
- con una componente ironica/sensuale;
- ma anche intellettuale, quasi filosofica.
Questo è molto “Sonny Rollins”: lui amava i giochi linguistici, i riferimenti criptici e le ambiguità. Anche altri suoi titoli funzionano così, per esempio “Airegin” (Nigeria scritto al contrario).
Tra l’altro “Doxy” è costruito armonicamente su “Ja-Da”, uno standard del 1918, quindi anche musicalmente c’è un elemento di rielaborazione ironica/tradizionale tipico del bebop e hard bop.
