Cenni di armonia

Una trattazione completa di questi argomenti è rintracciabile in numerosi ed insostituibili manuali di armonia alcuni dei quali, fra  i principali:

Walter Piston: Harmony
Barry Nettles: Berklee Harmony
Ted Pease: Big Band Arranging and Score Analysis
Bill Dobbins: Jazz Arranging And Composing - A Linear Approach
Mark Levine: Jazz Theory Book - Part I & II

I piccoli riassunti contenuti di seguito hanno lo scopo di fornire un supporto pratico e veloce durante le lezioni on line. 

Analisi Armonica

Con il termine analisi armonica si intende indicare la pratica, comune anche in ambito jazzistico, di notare tramite i numeri romani il movimento che il brano attua rispetto alla Tonica indicata con I (leggi : primo grado). In riferimento alla tonica tutti gli altri numeri assumono il significato di altri gradi della scala di riferimento. Cosi se il primo grado della scala di DO è DO il II (secondo grado) sarà RE , il III (terzo grado) MI e così via. Come è mostrato nella analisi armonica della scala maggiore ad ogni grado corrisponde quindi un tipo di accordo. Questo significa che in presenza di una sequenza del tipo: || Cmaj7  Am7 | Dm7 G7 || basterà  indicare i numeri romani || I  VI |  II  V || per sottintendere la qualità accordale propria di ogni grado riferito alla scala maggiore (II e VI sono accordi minori settima e il V è settima di dominante: vedi la pagina accordi e sigle).

Lo scopo di notare gli accordi secondo la numerazione romana è quello di estrapolare dalla sequenza presa in esame il movimento armonico in se' per poterlo ricondurre a sequenze già conosciute e catalogate. In questo modo potremo mettere in atto ciò che conosciamo di un determinato tipo di sequenza a prescindere dalla tonalità. Le sequenze elementari note come cadenze possono quindi essere studiate ed affrontate secondo una serie di procedure abituali.

Una nozione indispensabile per affrontare una analisi armonica è la conoscenza dei nomi dei gradi ovvero del nome della funzione armonica di quel grado. Il numero romano che indica il grado e il nome della funzione armonica corrispondente vengono spesso usati come sinonimi. Così, ad esempio, "modulare sul quinto grado" o "modulare sulla dominante" diventano due modi per dire esattamente la stessa cosa. Questo chiarimento scaturisce da una confusione che ho spesso visto fare.

Ecco quindi i gradi della scala maggiore e la funzione armonica corrispondente:

 
Primo grado I Tonica
Secondo grado II Sopratonica
Terzo grado III Mediante
Quarto grado IV Sottodominante
Quinto grado V Dominante
Sesto grado VI Sopradominante
Settimo grado VII Sensibile

Quando la fondamentale di un accordo appartiene alla scala ma la sua qualità accordale non corrisponde al grado della scala relativo allora la qualità accordale può andare tra parentesi. Tornando all'esempio : || Cmaj7  A7 | D7 G7 || diventa || I  VI(7) |  II(7)  V ||.  Ciò comporta che una determinata sequenza armonica possa essere analizzata in più modi a seconda di cosa convenga allo scopo ( improvvisazione, arrangiamento, composizione). 

Funzioni armoniche

Dal monte delle nozioni in merito, allo scopo di avere una comprensione di massima dei meccanismi cadenzali, credo possa essere utile citare l'organizzazione delle funzioni armoniche in tre gruppi principali. Ciò semplifica di molto l'analisi armonica necessaria nell'approccio ad un giro armonico sul quale si intende improvvisare. Le tre funzioni armoniche principali della scala maggiore sono: Tonica, sottodominante e dominante.

Gruppo di tonica: I – III – VI
Gruppo di sottodominante: II – IV
Gruppo di dominante: V – VII

(prendendo ad esempio la tonalità di DO):

Gruppo di tonica: Cmaj7, Em7, Am7 (non contengono il FA)
Gruppo di sottodominante: Dm7,Fmaj7 (contengono il FA e non il SI)
Gruppo di dominante: G7, Bm7b5 (Accordi che contengono FA e SI )

Come si vede i tre gruppi vengono distinti dalla transizione della 4° nota della scala (in questo caso FA) all’interno di essi. Tale transizione conduce dagli accordi meno tensivi (gruppo di tonica) verso quelli maggiormente lontani dalla tonica il cui suono tensivo è caratteristico e viene determinato dall’intervallo di tritono formato da Fa e SI fortemente dissonante.

Turn Around

Con turn-around si indica comunemente una successione armonica che "gira su se' stessa" senza necessariamente portare ad un punto conclusivo. La versatilità di questa formula sta quindi nel fatto che può portare indifferentemente ala conclusione sulla tonica del brano come anche rilanciare il giro armonico al suo inizio innescando una ripetizione. Il turn around più comune è quello costituito da || I  VI || II V || .  In DO maggiore:  ||C Am7 | Dm7 G7 ||. Questo è il giro armonico più comune nella canzone popolare Italiana.  In ambito più allargato (jazz, rock etc) il I (Cmaj nell'esempio) viene sostituito dal suo omologo di funzione armonica che è Em7 (vedi lo schema qui sopra sulle funzioni armoniche). Si ha così la sequenza ||III VI | II V|. In Do maggiore ||Em7 Am7 | Dm7 Cmaj7||.

In ambito jazzistico si tende, come sempre, ad enfatizzare il movimento armonico assegnando a gradi della scala maggiore la funzione di dominante (dominante secondaria). Am7 diventa cosi A7  e la sequenza assume l'aspetto di una successione di due cadenze II V I che cadono una dentro l'altra. Il Em7 A7 è II V che risolve sul Dm7. La seconda cadenza : Dm7 G7 che dovrebbe condurre a C risolve molto bene su Em7 che è composto quasi dalle stesse note e, in effetti, appartiene allo stesso gruppo di DO (gruppo di tonica). Un passaggio ulteriore che ci restituisce il turn around nella forma più comunemente rintracciabile nei brani è quello di assegnare alla prima cadenza (Em7 A7) lo specifico valore di cadenza minore che infatti deve risolvere su Dm. Costruendo la cadenza II V in minore si ottiene || Em7b5 A7B9 | Dm7 G7 ||.

Su questa pagina trovi un APPROFONDIMENTO PRATICO SUL "TURN AROUND"

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