Intervalli

I suoni possono essere acuti o gravi e differire tra di loro per ALTEZZA. Un suono ACUTO é quindi anche detto  "alto" mentre un suono GRAVE é anche detto "basso".

L'altezza di una nota dipende dalla frequenza che caratterizza l'onda sonora ad essa corrispondente. A diverse frequenze corrispondono diverse altezze. Ad esempio: il LA della quarta ottava del pianoforte è stato fissato per convenzione ad una frequenza di 440hz. Se suonato ad una ottava superiore (cioè dopo aver percorso sul pianoforte la scala in senso ascendente, quindi verso destra, fino al LA successivo) risulta avere una frequenza di 880hz. Se suonata invece ad una ottava inferiore (...scendendo sul piano verso sinistra fino al LA successivo) avrà invece frequnza di 220hz cioè la metà del LA della quarta ottava da cui siamo partiti. Verifica quanto detto  nella tastiera in basso.

Un INTERVALLO è quindi la differenza di altezza fra due note.

La denominazione degli intervalli  scaturisce dal fatto che in una scala diatonica (diatonica significa in termini pratici "scala dove tutte le sette note sono nominate una volta")  la prima nota è detta Tonica e le altre vengono denominate con il numero che le rappresenta sulla scala. Così dato che la scala di DO vede FA come quarta nota l'intervallo tra DO e FA si dice " di quarta" . Nella scala di SOL la quarta nota è DO quindi l'intervallo SOL - DO è di quarta. SOL - RE è una quinta etc. Contando i semitoni che separano le due note possiamo dedurre le informazioni rappresentate nel prospetto sottostante dove viene generalizzato il valore degli intervalli contando , appunto , i semitoni. In questo modo è possibile enunciare il valore di tutti gli intervalli.

Dallo schema sono omessi gli intervalli che eccedono l'ottava (che nello studio degli accordi sono quelli che individuano le cosidette "tensioni": nona, undicesima e tredicesima). Sono omessi anche gli intervalli la cui denominazione implica doppi bemolli e doppi diesis. La trattazione completa degli intervalli è indispensabile in un in un ciclo di studio completo sulla teoria musicale finalizzato all'esame di conservatorio ma non indispensabile per cominciare a ragionare sugli accordi. Questo perchè, come già accennato più volte in altre pagine di questo sito, la teoria musicale necessaria a lavorare sullo strumento può essere assimilata molto più agevolmente acquisendo i vari concetti man mano che la tecnica strumentale si evolve. Ciò consente l'apprendimento della teoria in modo lento, graduale e legato all'uso che se ne fa piuttosto che  mirato alla acquisizione di informazioni sovrabbondanti presto dimenticate. Tutti quelli che hanno sostenuto l'esame di teoria sanno, infatti, che la scorpacciata che si fa in quella occasione introduce una quantità di nozioni che, oltre ad essere difficili da ricordare, trovano anche parziale applicazione nella pratica improvvisativa, dove molti termini vengono trasformati nel linguaggio adottato comunemente dai musicisti di jazz, per dare luogo ad un insieme di nozioni più agevole da utilizzare che viene spesso presentato come "Armonia Jazz" che, con una certa approssimazione, può essere intesa come una "riduzione" del corpus della armonia classica, o in altri casi una "riscrittura",frutto di circa un secolo di evoluzione della musica jazz e delle pratiche ad essa collegate.

Suoni enarmonici

Individuare gli intervalli sul proprio strumento o sulla tastiera è indispensabile per acquisire una conoscenza pratica degli accordi. Dal punto di vista teorico però ci si può trovare alle prese con intervalli che pur avendo nome diverso suonano nello stesso modo. Ad esempio l'intervallo di quarta aumentata DO-FA# (tre toni) è identico all'intervallo di quinta bemolle DO-SOLb (tre toni) pur se nominato diversamente. I diversi nomi occorrono quando l'intervallo è collocato in diverse scale. Ad esempio nella scala di SOL maggiore sono presenti le note DO e FA# mentre nella scala di REb maggiore sono presenti le note DO e SOLb che, come si è detto, danno luogo allo stesso intervallo. Unica eccezione va fatta per il semitono che è detto "cromatico" quando ottenuto alterando la nota di partenza ( es.: DO-DO#) ovvero "diatonico" se formato da due note con nome diverso (es.: MI-FA oppure SOL-LAb).

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