19 novembre 2012

Didattica

CaporalettiEsiste una didattica buona per tutti? La prima grande distinzione va operata senz’altro separando chi ha iniziato molto giovane e con buoni maestri da chi ha proceduto per tentativi o si è avvicinato alla musica dopo i 20 anni. I primi sono esclusi dal problema visto che hanno avuto la possibilità formarsi da subito nel giusto modo. Per quanto riguarda tutti gli altri, fra i quali vanno senz’altro compresi anche quelli che hanno poi smesso di suonare, credo che l’unica soluzione sia quella di personalizzare il più possibile il metodo utilizzato dall’insegnante. Ciò che ci viene suggerito dalla moderna musicologia (cfr.: teoria audiotattile) corrobora la tesi secondo cui la percezione del ritmo è diversa per ognuno e di conseguenza è personale anche la strada che ognuno fa per adattarsi al tempo metronomico. Il ritmo è movimento ed il movimento nel nostro corpo è influenzato dalla nostra conformazione fisica e quindi dal nostro modo di muoverci e di parlare che ci rende, in qualche modo, unici. Ma per suonare con gli altri le differenze individuali vanno superate per integrarsi con il ritmo standardizzato del metronomo che divide il tempo in parti rigorosamente uguali. Purtroppo coltivando per molto tempo il proprio ritmo personale si tende a perdere elasticità nell’adattarsi al ritmo metronomico ed è facile abituarsi a cadenzare il ritmo in modo del tutto personale fino a non sentire più la differenza tra la propria esecuzione e quella che si sta ascoltando. Il problema è che per suonare insieme agli altri bisogna uscire da questa percezione tutta individuale e guadagnare la capacità di sincronizzare il nostro ritmo con quello collettivo. Da qui la necessità di personalizzare la didattica.

Oggi  la stessa professione musicale ha subito una tale trasformazione da non poter essere più ricondotta allo standard formativo classico, per quanto questo possa essere ritenuto tuttora il riferimento principale. In ambito jazzistico, ad esempio, esistono approcci alla didattica diversi già da molti decenni che hanno prodotto risultati importanti e che sfuggono al tradizionale ordinamento accademico delle materie e delle metodologie. La soluzione è quindi quella di comporre gli argomenti necessari in una formula personalizzata dove lettura, teoria, improvvisazione, conoscenza degli stili e tecnica strumentale vengono diversamente integrate per assecondare le diverse ambizioni che ognuno legittimamente coltiva. Una visione più approfondita della didattica praticata nelle lezioni online è comunque visibile nella tesi dedicata a sette pratiche improvvisative di grandi musicisti visibile nel sito Jazz Lab.

 

 

 

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